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Esdebitazione e sovraindebitamento: quale procedura, per chi

Quattro procedure con nomi che si somigliano, e una sola è la tua. Chi cerca «accordo di ristrutturazione dei debiti» quasi sempre cerca quella sbagliata, perché è riservata agli imprenditori: quella del consumatore non chiede il voto dei creditori.

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Esdebitazione e sovraindebitamento: quale procedura, per chi

In breve

  • L'esdebitazione è il risultato, non la procedura: è la liberazione dai debiti che restano quando il percorso è finito.
  • Chi cerca «accordo di ristrutturazione dei debiti» quasi sempre sta cercando la procedura sbagliata: quella è riservata agli imprenditori.
  • La procedura del consumatore non ha bisogno del voto dei creditori: decide il giudice.
  • Chi non ha nulla da offrire ha comunque una strada, una sola volta nella vita.
  • Si parte sempre da un OCC, e l'elenco ufficiale è pubblico.

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Il sovraindebitamento è la situazione di chi non riesce più a far fronte ai propri debiti e non può fallire, perché non è un’impresa soggetta a liquidazione giudiziale: consumatori, professionisti, piccoli imprenditori. Per queste persone il Codice della crisi prevede procedure che portano a un piano sostenibile sul reddito reale o, quando non c’è niente da offrire, alla cancellazione del debito residuo. Quella cancellazione si chiama esdebitazione. La difficoltà più grande, per chi arriva qui, non è la legge: è capire quale delle procedure sia la propria, perché portano nomi che si somigliano e servono a persone diverse.

Esdebitazione: che cosa significa

Esdebitazione vuol dire essere liberati dai debiti che restano non pagati alla fine di una procedura. Non è un condono e non è una trattativa: è un provvedimento del tribunale che dichiara inesigibile quello che resta, così che il debitore possa ripartire.

La confusione più comune è trattarla come una procedura a sé, da chiedere così com’è. L’esdebitazione è il punto di arrivo: ci si arriva attraverso un percorso, e quale percorso dipende da chi sei e da che cosa hai.

La materia è disciplinata dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, il d.lgs. 14/2019, in vigore dal 15 luglio 2022, che ha sostituito la vecchia legge 3/2012 — quella che i giornali chiamavano «legge salva-suicidi». Molto di quello che si trova ancora scritto in rete si riferisce al testo precedente: è una delle ragioni per cui chi cerca informazioni su questo argomento trova nomi che non esistono più.

Accordo di ristrutturazione dei debiti: perché probabilmente non è quello che ti serve

È l’espressione più cercata di tutta la materia, ed è quasi sempre quella sbagliata.

Gli accordi di ristrutturazione dei debiti in senso tecnico sono quelli dell’art. 57 del Codice della crisi. Sono riservati all’imprenditore in stato di crisi o di insolvenza, richiedono l’adesione di creditori che rappresentino almeno il sessanta per cento dei crediti e l’attestazione di un professionista indipendente. Un consumatore non può usarli.

Poco importa come la si scriva — accordo ristrutturazione debiti, accordo di ristrutturazione debiti, accordi ristrutturazione debiti: le varianti che si leggono in giro indicano tutte quell’istituto, e quell’istituto ha un destinatario preciso che quasi mai coincide con chi lo sta cercando.

Attenzione

Il paradosso è questo: migliaia di persone ogni mese cercano il nome di una procedura che non possono usare, e che richiederebbe di convincere il sessanta per cento dei creditori. Intanto la procedura che potrebbero davvero usare — e che non chiede il consenso di nessun creditore — ha un nome diverso che quasi nessuno cerca. Sbagliare parola, qui, costa mesi.

La procedura giusta per un privato si chiama ristrutturazione dei debiti del consumatore. È un’altra cosa, con altri articoli e altre regole, e la si vede fra poco.

Crisi da sovraindebitamento: che cos’è per la legge

L’art. 2 del Codice della crisi definisce il sovraindebitamento come lo stato di crisi o di insolvenza del consumatore, del professionista, dell’imprenditore minore, dell’imprenditore agricolo e degli altri debitori che non possono essere assoggettati a liquidazione giudiziale.

Due conseguenze pratiche, che è meglio sapere prima di cominciare.

La prima: non serve essere arrivati al pignoramento. Basta lo stato di crisi, cioè la probabilità di non riuscire a far fronte regolarmente alle obbligazioni. Aspettare che la situazione peggiori per «avere i requisiti» è un errore diffuso e costoso.

La seconda riguarda ancora una volta i nomi. Negli atti e nei moduli la formula compare per esteso — procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento — e in tutte le sue abbreviazioni: composizione crisi da sovraindebitamento, procedura composizione crisi sovraindebitamento. Indicano la stessa cosa, e sapere che non sono istituti diversi risparmia parecchia confusione quando si leggono i documenti.

Quale procedura, per chi

È la tabella che vale l’intera pagina. Le procedure sono quattro e si distinguono su due assi: chi sei, e se hai qualcosa da offrire.

ProceduraPer chiChe cosa comporta
Ristrutturazione dei debiti del consumatore (artt. 67-73)Persona fisica con debiti esclusivamente da consumatorePiano sostenibile sul reddito reale, omologato dal giudice. Nessun voto dei creditori
Concordato minore (artt. 74-83)Professionisti, imprenditori minori, agricoli, e chi ha anche debiti d’impresaProposta ai creditori, che votano
Liquidazione controllata (artt. 268 e seguenti)Chi ha un patrimonio da liquidare ma non un reddito che regga un pianoSi liquida il patrimonio; l’esdebitazione arriva dopo
Esdebitazione del sovraindebitato incapiente (art. 283)Persona fisica meritevole che non può offrire nulla, nemmeno in prospettivaCancellazione del debito residuo senza pagare nulla. Una sola volta

Quale sia la propria non lo si decide leggendo una tabella: lo stabilisce l’OCC guardando i numeri veri. Ma sapere che sono quattro e non una sola cambia il modo in cui si arriva al primo appuntamento.

Ristrutturazione dei debiti del consumatore: la procedura senza voto dei creditori

È la strada principale per chi è un privato e ha un reddito, anche modesto. Il consumatore, assistito obbligatoriamente da un OCC, propone un piano: pagare una parte dei debiti, in una certa misura e in certi tempi, compatibilmente con quello che resta dopo le spese necessarie per sé e per la famiglia.

Il contenuto del piano è libero. Può prevedere una dilazione, una riduzione dell’importo, un trattamento diverso per creditori diversi.

Consiglio

Il punto che cambia tutto: i creditori non votano. A differenza del concordato minore e degli accordi riservati alle imprese, nella ristrutturazione dei debiti del consumatore non è previsto alcun voto. Il piano viene omologato dal giudice se ne riconosce la fattibilità e la convenienza rispetto all’alternativa liquidatoria. Significa che una banca contraria non può, da sola, fermare il percorso di una famiglia.

In compenso conta molto la relazione particolareggiata dell’OCC, che ricostruisce come si è formato l’indebitamento e se il debitore vi ha contribuito con colpa grave, malafede o frode. È lì che si gioca la partita, molto più che nelle cifre del piano.

Sei un consumatore? La risposta non è ovvia

Sembra una domanda banale e invece è il passaggio che manda fuori strada più persone. Per il Codice della crisi il consumatore è la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigiana o professionale eventualmente svolta.

Il problema nasce con i debiti misti: chi ha avuto una partita IVA e ha ancora posizioni aperte di allora, chi ha firmato una fideiussione per la società in cui lavorava, chi ha un finanziamento personale accanto a un debito di bottega. I giudici hanno chiarito che alla procedura del consumatore accede solo chi intende ristrutturare obbligazioni interamente consumeristiche: se in mezzo c’è un debito nato dall’attività, la strada diventa il concordato minore.

La Cassazione, con la sentenza n. 29746 dell’11 novembre 2025, ha confermato il criterio da usare: conta il collegamento funzionale fra l’obbligazione e l’attività economica, guardato al momento in cui il debito è sorto. Chi ha prestato garanzie strettamente funzionali all’attività di società in cui aveva ruoli gestori o partecipazioni rilevanti non è consumatore, anche se ha firmato come persona fisica.

Non è una distinzione accademica: sbagliare procedura significa vedersi dichiarare inammissibile la domanda dopo mesi di lavoro.

Esdebitazione del debitore incapiente: quando non c’è nulla da offrire

È la norma più radicale del sistema, e quella che più spesso le persone non sanno di avere a disposizione. L’art. 283 consente alla persona fisica meritevole, che non è in grado di offrire ai creditori alcuna utilità nemmeno in prospettiva futura, di ottenere la cancellazione dei debiti senza pagare nulla.

Le condizioni sono strette e vale la pena conoscerle per quello che sono.

Esdebitazione dell'incapiente: le condizioni

  • Meritevolezza: nessun atto in frode ai creditori, nessun dolo o colpa grave nella formazione del debito.
  • Nessuna utilità da offrire, neppure in prospettiva: è il senso della parola «incapiente».
  • Una sola volta: il beneficio non si ripete.
  • Quattro anni di osservazione: se in quel periodo sopravvengono utilità rilevanti, l’obbligo di pagamento rivive.
  • Le utilità contano se permettono di soddisfare i creditori per almeno il dieci per cento.
  • La domanda si presenta tramite l’OCC, con l’elenco dei creditori, gli atti di straordinaria amministrazione degli ultimi cinque anni e le dichiarazioni dei redditi.

C’è un dettaglio dentro l’art. 283 che vale la pena leggere per esteso, perché dice qualcosa che va oltre la norma: fra le utilità sopravvenute che fanno rivivere il debito, la legge precisa che non si considerano tali «i finanziamenti, in qualsiasi forma erogati».

Il legislatore, cioè, ha messo per iscritto che un nuovo credito non è una risorsa con cui si esce da un sovraindebitamento. È la stessa cosa che diciamo in fondo a questa pagina, e non è un’opinione commerciale: è scritto nel Codice della crisi.

Esiste poi una seconda via all’esdebitazione, per chi ha attraversato una liquidazione controllata: l’art. 282 la prevede con la chiusura della procedura o, prima, decorsi tre anni dalla sua apertura, salvo che il sovraindebitamento sia stato determinato con colpa grave, malafede o frode. Non tutti i debiti però vengono cancellati: quali restino fuori, nel caso concreto, lo dice chi segue la pratica.

OCC sovraindebitamento: a chi rivolgersi, e come trovarne uno

L’OCC è l’organismo di composizione della crisi. Non è un intermediario commerciale e non è uno studio che si sceglie per pubblicità: è un organismo iscritto in un registro pubblico tenuto dal Ministero della giustizia, istituito dal decreto ministeriale n. 202 del 24 settembre 2014.

Gli OCC sono costituiti presso ordini professionali — avvocati, commercialisti, notai — camere di commercio ed enti pubblici. Il registro è consultabile online e permette di trovare quelli attivi nella propria provincia: è il primo indirizzo da usare, ed è pubblico proprio per evitare che le persone in difficoltà finiscano da chi promette risultati.

Attenzione

Due cose da diffidare. Nessuno può garantire in anticipo l’esito di una procedura: l’omologazione la decide un giudice, dopo. E nessun percorso serio comincia chiedendo di sottoscrivere un nuovo finanziamento per «sistemare le pendenze». Se la proposta che ti fanno somiglia a una di queste due, non è la strada di cui parla questa pagina.

Sovraindebitamento, cosa fare: l’ordine dei passi

Il lavoro che si può fare da soli prima di chiamare qualcuno non è poco, e accorcia tutto il resto.

Checklist

Che cosa mettere insieme prima del primo appuntamento

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0 di 7 pronti

L’elenco è indicativo: il consulente ti dice quali documenti servono nel tuo caso.

Un’avvertenza che fa risparmiare tempo: non serve aspettare di essere «abbastanza messi male». Arrivare prima significa avere più strade aperte, perché finché esiste un margine, anche piccolo, la ristrutturazione del debito resta possibile e la liquidazione del patrimonio si può evitare.

Se stai leggendo questa pagina perché è arrivato un atto, la spiegazione dei termini e di che cosa succede nei primi quaranta giorni è nella guida sul decreto ingiuntivo. Se invece non sei ancora sicuro di essere in questa situazione, il punto di partenza è la guida su che cosa fare quando i debiti sono troppi.

Che cosa c’entra Orfinitalia, e che cosa no

Niente, su questa materia, ed è giusto dirlo apertamente. Orfinitalia è un intermediario del credito iscritto all’OAM e si occupa di cessione del quinto e delega di pagamento: non è un OCC, non gestisce procedure di sovraindebitamento, non tratta i debiti al posto di nessuno e non presta consulenza legale.

Questa pagina esiste perché una parte delle persone che ci scrivono chiede un finanziamento quando la risposta giusta è un’altra, e dirglielo è più utile che vendere. Se il reddito non regge il peso delle rate, un nuovo credito non risolve: sposta il problema più avanti e lo fa crescere. Se invece un margine c’è e il problema è come sono organizzate le rate, allora ha senso parlarne, e il punto di partenza è la guida sul consolidamento dei debiti.

Domande frequenti sul sovraindebitamento

Esdebitazione, sovraindebitamento: che differenza c'è?

Il sovraindebitamento è la situazione: non riuscire più a far fronte ai debiti, senza poter accedere alla liquidazione giudiziale. L'esdebitazione è l'esito: il provvedimento con cui il tribunale libera il debitore da quello che resta impagato. Si arriva all'esdebitazione attraverso una delle procedure previste dal Codice della crisi, non chiedendola direttamente.

Posso fare un accordo di ristrutturazione dei debiti da privato?

No, non in senso tecnico. Gli accordi di ristrutturazione dell'art. 57 del Codice della crisi sono riservati all'imprenditore e richiedono l'adesione di creditori pari almeno al sessanta per cento dei crediti. Per un privato lo strumento corrispondente è la ristrutturazione dei debiti del consumatore, che ha regole diverse e non richiede il voto dei creditori.

I creditori possono bloccare il piano del consumatore?

Non con un voto, perché nella ristrutturazione dei debiti del consumatore il voto non è previsto: il piano viene omologato dal giudice. I creditori possono però presentare contestazioni, e il giudice valuta la fattibilità del piano e la convenienza rispetto all'alternativa della liquidazione. La decisione resta sua.

Quanto costa rivolgersi a un OCC?

I compensi sono determinati secondo i parametri fissati dal decreto ministeriale che regola gli organismi e variano in base alla procedura e al valore dei debiti. Sono costi della procedura, che vanno considerati nel piano. L'OCC deve indicarli in modo chiaro fin dall'inizio: se qualcuno ti chiede somme senza dirti a che titolo, è un segnale da prendere sul serio.

L'esdebitazione si può ottenere più di una volta?

Quella del debitore incapiente dell'art. 283 no: la legge dice espressamente che si ottiene una sola volta. Inoltre, se nei quattro anni successivi al decreto sopravvengono utilità rilevanti, tali da soddisfare i creditori per almeno il dieci per cento, l'obbligo di pagamento rivive. I finanziamenti, in qualunque forma erogati, non sono considerati utilità sopravvenute.

Posso accedere se ho avuto una partita IVA?

Sì, ma probabilmente non alla procedura del consumatore. Se fra i debiti da sistemare ce ne sono di nati dall'attività, la strada diventa il concordato minore. La Cassazione guarda al collegamento funzionale fra l'obbligazione e l'attività al momento in cui il debito è sorto: è una valutazione da fare posizione per posizione, ed è uno dei motivi per cui il primo passaggio è l'OCC.

Fonti ufficiali

Fonti controllate il

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