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Cessione del Quinto Dipendenti Pubblici

Anticipo TFR dipendenti pubblici: come funziona davvero

Nel pubblico impiego il TFS o TFR lo liquida l'INPS dopo 12 o 24 mesi e l'anticipo in servizio non esiste. Come funziona l'anticipazione bancaria fino a 45.000 euro e cosa resta a chi lavora ancora.

Anticipo TFR dipendenti pubblici: persona in attesa allo sportello di un ufficio pubblico
Anticipo TFR dipendenti pubblici: tempi, requisiti e alternative

In breve

  • Nel pubblico impiego l'anticipo del TFR in costanza di servizio non esiste: l'articolo 2120 del Codice civile non si applica.
  • Il TFS o TFR lo liquida l'INPS, e lo paga dopo 12 o 24 mesi dalla cessazione, a rate sopra i 50.000 euro.
  • L'unico “anticipo” previsto è un finanziamento bancario fino a 45.000 euro, garantito dal TFS, per chi è già in pensione.
  • Chi è ancora in servizio e ha bisogno di liquidità non può attingere al TFS: usa altri strumenti.
  • Orfinitalia non tratta l'anticipo del TFS: questa pagina spiega come funziona e cosa resta.

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L’anticipo del TFR per i dipendenti pubblici non funziona come nel privato. Il trattamento di fine servizio (TFS, per chi era in servizio prima del 2001) o di fine rapporto (TFR, per gli assunti dopo) è gestito dall’INPS e viene pagato solo dopo la cessazione, con un differimento di 12 mesi per chi va in pensione per limiti di età o di servizio e di 24 mesi negli altri casi. Durante il servizio non si può chiedere nulla. Dopo la pensione esiste la cosiddetta anticipazione del TFS: non un pagamento anticipato dall’INPS, ma un prestito bancario a tasso agevolato, fino a 45.000 euro, garantito dal TFS in arrivo.

TFS e TFR nel pubblico impiego: la differenza

Il pubblico impiego ha due trattamenti diversi, e la sigla dice quale è il tuo. Il TFS, trattamento di fine servizio, spetta a chi era in servizio a tempo indeterminato prima del 1° gennaio 2001: per gli statali si chiama indennità di buonuscita, per i dipendenti di enti locali e sanità indennità premio di servizio. Si calcola sull’ultima retribuzione e sugli anni di servizio, non su accantonamenti annui. Il TFR spetta agli assunti dal 2001 in poi e ai contratti a tempo determinato dal 30 maggio 2000: si accantona ogni anno come nel privato, il 6,91% della retribuzione, e si rivaluta.

In entrambi i casi il datore di lavoro non ha il denaro in cassa: i contributi vanno all’INPS, Gestione dipendenti pubblici, che liquida alla fine. È questa la ragione per cui l’anticipo in costanza di rapporto, previsto dall’articolo 2120 del Codice civile per i privati, nel pubblico non esiste: non c’è un accantonamento presso il datore da cui attingere.

Quando l’INPS paga

La liquidazione non arriva al momento della cessazione. La legge prevede un differimento che dipende dal motivo per cui il rapporto finisce, e poi una rateizzazione che dipende dall’importo.

Il risultato pratico: un dipendente pubblico che va in pensione con 80.000 euro di TFS riceve la prima rata dopo un anno e l’ultima dopo due. Chi si dimette prima dell’età pensionabile aspetta due anni per la prima rata.

L’anticipo tramite banca convenzionata

Per attenuare l’attesa, il decreto-legge 4/2019 ha introdotto quella che viene chiamata anticipazione del TFS: chi ha già cessato il servizio e ha maturato il diritto può chiedere a una banca aderente all’accordo quadro fra ABI e ministeri un finanziamento fino a 45.000 euro, garantito dal TFS o TFR che l’INPS pagherà. La banca eroga subito, e si rimborsa trattenendo l’importo dalla liquidazione quando l’INPS la versa. Il tasso è agevolato, legato al rendimento dei titoli di Stato più uno spread fisso, e non ci sono spese di istruttoria.

Tre limiti vanno detti chiaramente. Primo: serve la certificazione INPS del diritto e dell’importo, che si chiede online e richiede tempo. Secondo: è riservato a chi è già cessato dal servizio; chi lavora ancora non può chiederlo. Terzo: 45.000 euro è il tetto anche se il TFS è molto più alto, e la parte eccedente segue i tempi ordinari.

Che cosa fa Orfinitalia, e che cosa no

Orfinitalia non tratta l’anticipazione del TFS o TFR dei dipendenti pubblici: è un prodotto delle banche aderenti all’accordo quadro e si chiede a loro, dopo aver ottenuto la certificazione INPS. Questa pagina spiega come funziona perché è la domanda con cui molti arrivano qui; l’attività di Orfinitalia, come intermediario del credito iscritto all’OAM, riguarda la cessione del quinto e la delega di pagamento.

Quanto costa e quanto si ottiene

Con l’anticipazione bancaria si ottiene fino a 45.000 euro, pagando interessi per il tempo che passa fra l’erogazione e il versamento INPS: in genere uno o due anni, a seconda del differimento. Il costo complessivo è contenuto proprio perché il tasso è vincolato dalla legge e la durata è breve. Il valore dipende però da quando si chiede: chi presenta la domanda subito dopo la cessazione guadagna quasi tutto il differimento, chi la presenta dopo dieci mesi guadagna poco e paga comunque l’istruttoria in termini di tempo.

Perché molti dipendenti pubblici scelgono la cessione del quinto

Il vuoto vero non è dopo la pensione, dove almeno l’anticipazione esiste, ma durante il servizio: un dipendente pubblico con vent’anni di anzianità e 40.000 euro di TFS maturato non può toccarli, qualunque sia il motivo. Per questo nel pubblico impiego la cessione del quinto è lo strumento più usato: la rata è trattenuta dall’amministrazione direttamente sul cedolino, entro un quinto del netto, e la valutazione guarda ad anzianità, stipendio e assicurabilità. Per gli statali passa da NoiPA, per gli altri dall’ufficio stipendi dell’ente. Chi ha già una cessione in corso può valutare il prestito con delega, il secondo quinto.

Vale anche per chi è appena andato in pensione e aspetta il TFS: la cessione del quinto della pensione non richiede la certificazione INPS né il passaggio in banca, e può coprire i mesi di attesa. Resta un’istruttoria con la valutazione della compagnia assicurativa, e nessuno può promettere un esito: ma è una valutazione che parte da ciò che hai in busta o in pensione, non dal calendario dell’INPS.

Domande frequenti

Un dipendente pubblico può chiedere l'anticipo del TFR al datore di lavoro?

No. L'articolo 2120 del Codice civile, che nel privato consente l'anticipo dopo otto anni, non si applica al pubblico impiego: il TFS o TFR è accantonato presso l'INPS e viene liquidato solo dopo la cessazione. L'unica eccezione riguarda chi ha aderito al fondo pensione di comparto, che segue regole proprie.

Dopo quanto tempo l'INPS paga il TFS?

Dopo 12 mesi dalla cessazione se si va in pensione per limiti di età o di servizio, dopo 24 mesi per dimissioni volontarie e altri casi, entro 105 giorni per inabilità o decesso. Sopra i 50.000 euro il pagamento è rateizzato in due o tre rate annuali.

Cos'è l'anticipazione del TFS fino a 45.000 euro?

Un finanziamento bancario a tasso agevolato, previsto dal decreto-legge 4/2019, che le banche aderenti all'accordo ABI concedono a chi ha già cessato il servizio, garantito dal TFS in arrivo. Serve la certificazione INPS. Orfinitalia non lo tratta.

Chi è ancora in servizio può ottenere l'anticipazione del TFS?

No: è riservata a chi ha già cessato il servizio e maturato il diritto alla liquidazione. Durante il servizio il TFS non è disponibile in nessuna forma.

TFS o TFR: come capisco quale ho?

Dipende dalla data di assunzione a tempo indeterminato: prima del 1° gennaio 2001 TFS, dopo TFR. Il dato è indicato nel cedolino e nell'estratto contributivo INPS.

Fonti ufficiali

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