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Cessione del Quinto Dipendenti Privati

Cessione del quinto in una piccola azienda: meno di 15 dipendenti, S.a.s., S.r.l. e TFR

Cessione del Quinto con azienda piccola: perché il numero dei dipendenti non è una soglia di legge universale e cosa valutano finanziaria e assicurazione.

Cessione del Quinto per dipendente di una piccola azienda privata

In breve

  • La cessione del quinto per dipendenti di piccole aziende si può fare: la legge non fissa un numero minimo di dipendenti e Orfin lavora abitualmente con S.a.s., S.r.l., S.p.A. e cooperative anche sotto i 15, i 10 e i 5 dipendenti.
  • Il limite vero non è la banca ma l'assicurazione: la polizza sul rischio impiego è obbligatoria, e quando una pratica si ferma è perché nessuna compagnia copre quell'azienda.
  • Le ditte individuali non vengono finanziate: l'azienda coincide con il titolare e il rischio non è assicurabile.
  • Anzianità richiesta in genere 6 mesi a tempo indeterminato; con poca anzianità la pratica può essere valutata su un montante contenuto invece che sulla quota massima.
  • Il TFR accantonato in azienda è la garanzia che pesa di più; non esiste un TFR minimo di legge.
  • Il datore di lavoro non può rifiutare la cessione: può rifiutare solo il prestito delega.

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Chi lavora in un’azienda privata con pochi dipendenti e chiede un preventivo per la cessione del quinto riceve spesso risposte che sembrano contraddirsi: un operatore dice no senza guardare la busta paga, un altro chiede «quanti siete in azienda?» prima di ogni altra cosa, un terzo accetta. Il motivo è che per i dipendenti privati la cessione del quinto ha due valutazioni, non una. La prima riguarda te: contratto, stipendio, anzianità. La seconda riguarda l’azienda, perché è l’azienda che trattiene la rata ogni mese e custodisce il TFR a garanzia del prestito. Se l’azienda chiude, paga l’assicurazione: per questo è la compagnia assicurativa, non la banca, a decidere quali aziende accetta. Orfin lavora proprio su queste pratiche, le piccole e medie imprese private, e questa guida spiega i criteri che si applicano davvero, soglia per soglia.

Quanti dipendenti deve avere un’azienda per la cessione del quinto? Meno di 15, 10 o 5

Nessuna norma dice «almeno 15 dipendenti» o «almeno 10». Il D.P.R. 180/1950, esteso ai dipendenti privati dalla legge 311/2004, parla di contratto a tempo indeterminato e di TFR, non di dimensioni aziendali. Le soglie che leggi in giro sono criteri delle compagnie assicurative che coprono il rischio impiego, e ogni compagnia ha i suoi. Messi in fila, però, si assomigliano:

Due precisazioni. Il numero che conta è quello dei dipendenti a libro paga, non dei soci né dei collaboratori a partita IVA, e alcune compagnie guardano il numero medio dell’anno. E le soglie si spostano: una compagnia che oggi chiede dieci dipendenti può chiederne otto tra sei mesi. Per questo un «no» ricevuto da un operatore non chiude la questione: un preventivo con un consulente serve proprio a sapere se e con quali condizioni la tua azienda rientra.

Requisiti per i dipendenti privati di piccole aziende

I requisiti personali sono gli stessi di qualunque dipendente privato: contratto a tempo indeterminato, periodo di prova superato, età compatibile con la durata del piano, stipendio sufficiente a sostenere la rata entro un quinto del netto. In una piccola azienda si aggiungono due attenzioni.

Anzianità di servizio. In genere bastano 6 mesi a tempo indeterminato. Con un’anzianità breve, però, la pratica non viene sempre valutata sulla quota massima cedibile: può essere valutata su un montante fisso, cioè un importo complessivo da restituire più contenuto, che cresce con gli anni di servizio e con il TFR accantonato. Alcuni operatori esprimono questo montante come un multiplo del TFR maturato, tre, quattro o cinque volte: è un modo per dire la stessa cosa, che la garanzia disponibile decide quanto si può chiedere. Per un neoassunto in un’azienda privata piccola questo è spesso l’unico modo per ottenere la cessione nei primi anni; il caso è trattato anche nella guida sulla cessione del quinto per neoassunti.

Trattenute già in corso. Un pignoramento, un’altra cessione o una delega riducono la quota disponibile e, in un’azienda piccola, incidono anche sul giudizio della compagnia.

TFR minimo per la cessione del quinto: perché conta più dei dipendenti

Nel settore privato il TFR maturato è la prima garanzia del prestito: se il rapporto di lavoro finisce, l’istituto si rivale sul TFR prima di chiamare in causa l’assicurazione. In una grande azienda questo passa in secondo piano, perché il rischio di chiusura è basso. In una piccola azienda diventa il criterio decisivo, e si traduce in tre controlli.

  • Dove sta il TFR. Se è accantonato in azienda, fa da garanzia piena. Se è stato destinato a un fondo pensione, la garanzia è più debole: non è un no, ma l’importo ottenibile si riduce.
  • Quanto TFR c’è. Non esiste un TFR minimo di legge. Per le aziende sotto i 15 dipendenti le compagnie chiedono spesso un TFR accantonato da qualche anno; con poco TFR la pratica viene valutata su un montante più basso.
  • Quanto è stato già usato. Un anticipo del TFR già ottenuto riduce la garanzia disponibile; risulta dal certificato di stipendio e va dichiarato.

Il ruolo del TFR nella pratica è spiegato nella guida TFR e cessione del quinto.

Dipendenti di S.a.s., S.n.c., S.r.l., S.p.A., cooperative e ditte individuali

La forma giuridica dell’azienda non è un requisito di legge, ma per la compagnia assicurativa cambia due cose: quanto è trasparente l’azienda e chi risponde dei suoi debiti. Questo è quello che Orfin può trattare e quello che non può.

Cessione del quinto per dipendenti di S.r.l. e S.p.A.

È il caso più semplice anche quando i dipendenti sono pochi: la società ha un bilancio depositato, un capitale sociale e una visura che raccontano la sua storia, e la compagnia può valutarla senza guardare al patrimonio dei soci. Una S.r.l. con tre o quattro dipendenti, attiva da qualche anno e senza segnalazioni, è una pratica che Orfin tratta regolarmente.

Cessione del quinto per dipendenti di S.a.s. e S.n.c.

Nelle società di persone non c’è un bilancio pubblico e i soci rispondono con il proprio patrimonio: la compagnia guarda quindi anche a loro. Per la S.a.s. Orfin lavora abitualmente anche con pochi dipendenti, perché l’accomandatario è identificabile e la struttura è stabile; per la S.n.c. la valutazione è caso per caso, perché tutti i soci sono illimitatamente responsabili e ognuno va controllato. In entrambe contano gli anni di attività dell’azienda e il TFR accantonato.

Cessione del quinto per dipendenti di cooperative

Le cooperative sono accettate. Il punto da chiarire è il rapporto di lavoro: il socio lavoratore deve avere un contratto subordinato a tempo indeterminato, con busta paga e TFR, non un rapporto di sola partecipazione o una collaborazione. Nelle cooperative grandi la pratica è ordinaria; in quelle piccole valgono le stesse attenzioni delle altre società.

Dipendenti di ditte individuali: perché no

La ditta individuale non è una persona giuridica separata dal titolare: non ha bilancio, non ha capitale, e la sua continuità dipende da una sola persona. Nessuna compagnia copre il rischio impiego su questa base, e senza polizza la cessione non si può fare. Non dipende dal numero di dipendenti né dallo stipendio: un dipendente di una ditta individuale con venti colleghi è nella stessa situazione di uno con due. Le strade restano quelle della sezione «Se l’azienda non passa».

In una S.a.s. con quattro dipendenti, per esempio, la pratica può passare se i soci non hanno segnalazioni, l’azienda esiste da anni e il dipendente ha TFR accantonato; nella stessa situazione una ditta individuale non passa, a prescindere dallo stipendio. Non è un giudizio sulla persona: è il modo in cui la compagnia misura il rischio che l’azienda sparisca.

Il censimento aziendale: cosa controlla l’assicurazione

Prima di coprire il rischio impiego, la compagnia «censisce» l’azienda, cioè la valuta come se fosse lei a chiedere il prestito. I controlli tipici sono questi, e sapere cosa viene guardato aiuta a capire in anticipo l’esito.

  • Visura camerale: data di costituzione, oggetto sociale, soci, eventuali procedure in corso. Un’azienda nata da meno di due o tre anni è vista con più cautela.
  • Bilanci, quando esistono: una perdita isolata pesa poco, perdite ripetute o patrimonio netto negativo pesano molto.
  • Segnalazioni sull’azienda e sui soci: protesti, pignoramenti, pregiudizievoli.
  • Regolarità contributiva: se l’azienda non versa i contributi, difficilmente verserà le rate trattenute.
  • Settore: alcune attività stagionali o ad alta mortalità sono trattate con più prudenza.

Azienda in perdita

Un bilancio in perdita non blocca la cessione per legge, ma alza il rischio percepito, e in un’azienda piccola il rischio percepito è tutto. Se la perdita è di un solo esercizio e il patrimonio netto resta positivo, la pratica in genere procede; se le perdite sono ripetute o hanno eroso il capitale, la compagnia tende a rifiutare la copertura. Il dipendente non può fare nulla sul bilancio dell’azienda, ma può sapere prima della richiesta come stanno le cose: i bilanci delle società di capitali sono pubblici.

Cosa significa «azienda non assicurabile»

È la formula con cui viene comunicato un rifiuto, e vuol dire una cosa precisa: nessuna compagnia copre il rischio impiego per quell’azienda, quindi l’istituto non può erogare, perché la polizza è obbligatoria per legge. Non riguarda il tuo stipendio, il tuo merito creditizio o la tua storia: riguarda l’azienda. Due conseguenze pratiche. La prima: un operatore che lavora con un’altra compagnia può avere una risposta diversa, ed è il motivo per cui conviene chiedere un preventivo a chi tratta abitualmente le piccole imprese. La seconda: se l’azienda cresce o si trasforma in società di capitali, la risposta può cambiare nel tempo.

Il datore di lavoro può rifiutare la cessione del quinto?

No. Una volta che il contratto è stato notificato, il datore è obbligato per legge ad applicare la trattenuta e a versarla all’istituto: non è una cortesia e non può opporsi. Quello che il datore deve fare prima, invece, è compilare il certificato di stipendio con retribuzione, anzianità, TFR accantonato e trattenute già in corso; non può rifiutarsi di fornire i dati, anche se può usare un proprio modulo invece di quello dell’istituto. In una piccola azienda questo passaggio è spesso il più lento, perché lo gestisce il titolare o il commercialista. Il prestito delega è diverso: lì il datore può dire di no, e in un’azienda piccola lo fa quasi sempre.

Se l’azienda non passa

Quando il rifiuto dipende dall’azienda e non da te, le strade oneste sono poche e vanno dette per nome. Si può chiedere un montante più basso, che la compagnia accetta più facilmente. Si può aspettare: un anno in più di anzianità e di TFR accantonato sposta molte pratiche da «no» a «sì». Si può valutare un prestito con garante, se esiste una persona disposta a firmare. Quello che non conviene è accettare la prima proposta alternativa che arriva in sostituzione: il prestito cambializzato, spesso proposto a chi lavora in aziende sotto i 5 dipendenti, ha costi e rischi molto diversi dalla cessione e va letto con attenzione prima di firmare.

Cosa serve per il preventivo

Per darti una risposta sull’azienda prima ancora che su di te, al consulente bastano pochi dati. Prepararli in anticipo fa risparmiare giorni.

Da preparare

  • Ragione sociale e forma giuridica del datore di lavoro
  • Numero indicativo di dipendenti a libro paga
  • Data di assunzione e tipo di contratto
  • TFR: se è in azienda o in un fondo pensione, e se ne hai già chiesto un anticipo
  • Ultima busta paga

Con questi dati il consulente sa già se l’azienda rientra nei criteri della compagnia e con quale montante, e te lo dice prima di aprire la pratica. Nessun semaforo verde o rosso solo in base al numero di dipendenti: ogni azienda è valutata nel suo insieme, e la pratica è valutata da un consulente, non da un algoritmo.

Controllo preliminare

Controlla i requisiti in due minuti

Tre domande per capire se la cessione del quinto si rivolge a un profilo come il tuo. Non è una valutazione della richiesta.

Qual è la tua situazione?
Hai già una cessione del quinto?

Se il tuo TFR è in un fondo pensione aperto, negoziale o in un PIP, il caso è trattato nella guida cessione del quinto e fondo pensione aperto, chiuso o PIP: cosa significa fondo non escutibile, cosa fare se la pratica è stata rifiutata per il fondo e come funzionano anticipazione e riscatto con una cessione in corso.

Nelle piccole aziende il passaggio più lento è spesso il certificato di stipendio compilato dal consulente del lavoro: cosa deve contenere e gli errori frequenti sono nella guida a certificato di stipendio e atto di benestare.

Domande frequenti

Quanti dipendenti deve avere un'azienda per la cessione del quinto?

Per legge nessun minimo. Il limite lo mettono le compagnie assicurative: sotto i 15 dipendenti la pratica dipende da forma giuridica, TFR e anzianità, e Orfin la tratta abitualmente; sotto i 5 è possibile solo per società con TFR e anzianità; le ditte individuali non vengono finanziate.

Si può fare la cessione del quinto con 3 o 4 dipendenti?

Sì, se l'azienda è una società (S.a.s., S.r.l., S.p.A., cooperativa) con qualche anno di attività e il dipendente ha TFR accantonato e almeno 6 mesi di anzianità. La pratica viene spesso valutata su un montante contenuto. Con una ditta individuale no.

Qual è il TFR minimo per la cessione del quinto?

Non c'è una cifra di legge. Nelle aziende sotto i 15 dipendenti le compagnie chiedono spesso un TFR accantonato in azienda da qualche anno; con poco TFR la pratica viene valutata su un montante più basso. Il TFR in fondo pensione vale meno come garanzia.

I dipendenti di una S.a.s. o S.n.c. possono chiedere la cessione del quinto?

Sì. Orfin tratta abitualmente i dipendenti di S.a.s. anche con pochi dipendenti; per le S.n.c. la valutazione è caso per caso perché tutti i soci rispondono con il proprio patrimonio. Serve un contratto a tempo indeterminato e, in genere, almeno 6 mesi di anzianità.

Un neoassunto in una piccola azienda privata può fare la cessione del quinto?

Dopo il periodo di prova e in genere dopo 6 mesi di anzianità sì, ma con poco TFR la pratica viene valutata su un montante fisso, più basso della quota massima cedibile. L'importo cresce con gli anni di servizio.

L'azienda può opporsi alla cessione del quinto di un dipendente?

No: una volta notificato il contratto il datore deve applicare la trattenuta. Deve anche fornire i dati per il certificato di stipendio. Può invece rifiutare il prestito delega, che richiede il suo consenso.

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Fonti controllate il

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